Questa foto, come fosse una parodia, rispecchia senza ombra di dubbio l’attuale realtà del campione spagnolo, costretto ad rincorrere, a recuperare il terreno perduto, a seguire la scia invece di tracciarla. Eppure se qualcuno di noi si fosse assentato dal tennis solamente a partire dal mese di giugno scorso, non crederebbe a nemmeno una delle mie parole appena scritte.
Rafael Nadal infatti, nell’anno di grazia 2008, dopo il solito grande slam sul rosso, l’epica conquista di  Wimbledon e la successiva consacrazione al numero 1 del mondo sembrava destinato a sminuire la figura di Roger Federer (col quale, vale sempre la pena ricordarlo, vanta il doppio delle vittorie nei testa a testa) e grazie alla sua giovane età (è esploso almeno tre anni prima dello stesso svizzero) si stava avviando a polverizzare piano piano ma inesorabilmente ogni record esistente a partire da quelli dello stesso svizzero. Il mancino di Manacor infatti, non si accontentava più di trionfare in serie sul suo terreno preferito, la terra battuta, ma aveva iniziato a vincere con prepotenza su ogni tipo di superficie a partire dal cemento americano, per passare alla sacra erba di Wimbledon e stava verosimilmente prendendo le misure per “attaccare” gli US Open e diventare competitivo anche nei tornei indoor.
La stagione 2009 per lui era nata sotto i migliori auspici, pronti-via e vittoria agli Australian Open, primo Slam dell’anno (sempre ai danni di uno svizzero finito in lacrime) seguita dai successi ai master 1000 di Indian Wells (nella primavera dove lo svizzero, sempre più frustrato spaccò – non da lui – una racchetta per terra), Montecarlo e Roma. Tutto sembrava procedere normalmente, in molti lo accreditavano con grande convinzione ad un quanto mai possibile Grande Slam, quando subito dopo la sconfitta al Master 1000 di Madrid, a favore di un quasi incredulo e rinato Roger Federer, è suonato un campanello d’allarme, confermato dopo la seguente debacle rimediata al Roland Garros per mano di un Robin Soderling mai visto, formato gigante. Era chiaro che il campione spagnolo soffrisse di risentimenti fisici che ne limitava la tenuta atletica e che le due sconfitte precedenti erano forse figlie dei dolori che talvolta si vociferavano nell’ambiente e che evidentemente erano divenuti insopportabili e innegabili all’evidenza. Rafael Nadal usciva così sconfitto dal Roland Garros per la prima volta in 4 anni ma era evidente che non lo avremmo più rivisto nei campi da tennis per un bel pezzo, qualcuno addirittura ipotizzava un’infausta chiusura di carriera anticipata.
E mentre Nadal piangeva, Federer tornava a sorridere e magicamente da qui in avanti, la stagione e con lei la storia del tennis, cambiava di colpo il suo corso. Roger Federer dopo la vittoria a Madrid sullo spagnolo, prese coraggio e sfruttando l’eliminazione-infortunio dello stesso rivale vinceva, finalmente e meritatamente, a Parigi battendo in finale lo stesso giustiziere di Nadal e finiva in vero trionfo, in gloria pura e cristallina come i suoi occhi che piangevano di nuovo, ma finalmente di gioia. Roger Federer che alzava la coppa dei moschettieri era l’immagine del campione, del fuoriclasse che finalmente conquistava ciò che non era mai riuscito a conquistare prima e che si scrollava d’un colpo di dosso tutte le ombre, le paure e le sofferenze che aveva patito fino a quel punto. Linfa vitale per il successivo trionfo di Wimbledon e ancora tanta meritata gloria, nel tempio del tennis e tra gli onori dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Il mondo tributava allo svizzero ogni sorta di celebrazione, i numeri testimoniavano la sua grandezza, quasi nessuno osava affermare il contrario, eppure tutto nacque dall’evidente assenza sui campi da gioco dell’asso spagnolo, senza il quale lo svizzero è rinato come liberato dal suo male peggiore.
D’altra parte lo stesso Roger a fine torneo disse le seguenti parole: “Sapevo che il giorno in cui Rafa non sarebbe stato in finale io ci sarei stato e avrei vinto. L’ho sempre saputo e ci ho sempre creduto. Questo è esattamente quello che è successo.” parole che evidenziavano ancor di più la consapevolezza inconscia nello svizzero, di poter vincere il Roland Garros solo se non avesse incontrato Rafael Nadal in finale poichè lui stesso, contro il mancino spagnolo, si “vedeva” oramai perdente, almeno a Parigi. E le finali disputate erano tutte lì a testimoniare di un Nadal straripante e sempre vincente a Parigi contro Federer, a tratti ingiocabile per lo svizzero se consideriamo la pesante umilazione di una finale persa nel 2008 con lo sconfortante score di 6–1, 6–3, 6–0, e forse fu quella la partita che convinse Roger a dichiararsi inconsciamente battuto, sulla terra, contro il forte mancino spagnolo. Da queste e da altre considerazioni nacque per il sottoscritto il paradosso di Roger Federer: è veramente il più grande tennista di tutti i tempi?
La stagione è quindi arrivata di nuovo al terrificante tour nell’infuocato cemento americano, luogo nel quale Rafael Nadal ha deciso di tornare alle competizioni dopo tutti questi mesi di forzato stop. Lo abbiamo rivisto con piacere di nuovo in azione prima agli Open del Canada e poi a Cincinnati, nei due master 1000 doppio prologo degli Us Open, ultima prova dello Slam. La prima apparizione è stata veramente poco indicativa (2 vittorie facili, un ritiro e un set giocato alla pari con Del Potro) mentre molto più incisiva è stata la settimana successiva nei campi di Cincinnati dove si sono finalmente rivisti alcuni sprazzi del tennista che conosciamo quando ha battuto in successione avversari finalmente credibili come il nostro Seppi, Mathieu e Berdych prima ancora di crollare davanti a un Djokovic – formato vendetta – che evidentemente ancora risentiva psicologicamente di una bellissima semifinale persa a Madrid proprio contro un Nadal pre-infortunio, che aprì per lui un periodo di grandissima crisi. La classifica attuale posiziona lo spagnolo al numero tre del mondo ed anche in questo caso è lecito domandarsi se tre mesi di stop possano bastare per far scivolare di due posizioni il numero 1 del mondo a favore magari di un giocatore, come Andy Murray, che di fatto non ha ancora vinto nessuna prova dello Slam.
Di certo Rafael Nadal stà tentando con tutte le sue forze di tornare il campione che è stato e questa sua voglia di rituffarsi nella mischia e di rimettersi in discussione fà bene al tennis ed è una vera benedizione di gioia per ogni vero appassionato di questo meraviglioso sport. Con Rafael Nadal in campo e in perfatta forma psicofisica potremmo continuare ad ammirare una delle rivalità tennistiche più belle e combattute di tutti i tempi, potremmo ancora una volta ammirare lo scontro epico tra l’eleganza e la potenza, la classe e la fisicità , l’arte e l’impostazione, per tentare con più certezza (o speriamo con ancora più incertezza) di determinare una volta di più chi merita di essere annoverato tra i più grandi tennisti di tutti i tempi. Salvo poi accorgerci che tutti e due meritano questo onore perchè hanno dato vita alla stagione tennistica più bella di tutta la storia del tennis, impreziosita ultimamente dall’avvento delle nuove leve (Murray, Djokovic, Del Potro) o dal rientro di vecchie glorie (Roddick) che stanno tentando di scardinare lo storico dupolio Nadal-Federer non solo nella classifica mondiale ma ancora di più nel cuore degli appassionati di tennis. Da appassionato di tennis neutrale quale mi reputo e pur riconoscendo in Roger Federer il mio idolo sportivo, auguro a Rafael Nadal un rapido e completo recupero fisico e psicologico: la sua figura forte e leale, il suo talento, la sua grinta e la sua determinazione da guerriero ci hanno regalato molto spesso match di grande intensità e di coinvolgimento tale che quasi sempre sono finiti negli annali tra le più belle partite di sempre. Tutto è pronto dunque per l’ultimo capitolo del Grande Slam in quel di Flushing Meadows a New York e chissà che il buon Rafael non riesca ancora una volta a sorprenderci.
Nel frattempo buon tennis a tutti!!
Gianluca Storani