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Il calendario del tennis è tutto da rifare. Il modello US Open Series.

Nonostante nella parte finale di stagione si disputino eventi anche importanti come i due Master Series di Shanghai e di Parigi Bercy e infine la Master Cup e la finale di Davis, ritengo che il calendario debba essere quanto prima rivisto e aggiornato dall’ ATP seguendo i ritmi del tennis moderno.

Sono oltre modo sotto gli occhi di tutti i continui infortuni che flagellano da anni i top players e non solo. I giocatori più quotati, che naturalmente più degli altri rimangono fino in fondo nei tabelloni dei tornei, sono i primi che rischiano di infortunarsi, che sollecitano il proprio fisico a continui sforzi durante tutto l’arco dell’anno, per settimane intere e magari affrontando ore ed ore di battaglia su superifici sempre diverse. Senza contare in tutto questo la Coppa Davis, che torneo canonico non è, ma che assume il suo bel peso per impegno, prestigio, stress fisico-mentale, cambi di ambiente e superficie e appunto, posizione nel calendario. La stagione tennistica è forse in assoluto tra le più dure, fitte e senza soluzione di continuità di tutti gli sport se è vero che inizia il 4  Gennaio con i tornei di Bribane, Chennai e Doha e finisce il 4 dicembre con la Master Cup, un intero anno solare fitto di tornei di ogni genere e rango.

Non v’è dubbio che tutti questi impegni non fanno altro che portare i giocatori ad un pericolo infortunio quanto mai serio e secondo me evitabile se solo ci si rendesse conto dei perchè tutto questo accade. Ma in attesa che, dai vertici ATP,  qualcosa si muova, và da sè che assume grande importanza per i giocatori, non solo di avere una preparazione fisica adeguata a sopportare stress continui e prolungati di questo genere ma anche e sopratutto di imparare a stilare una programmazione quanto mai risoluta e oculata capace di attraversare un’intera stagione senza patire risentimenti fisici di qualche natura derivante dal troppo stress.

L’infortunato più recente è il nome nuovo del tennis mondiale Juan Martin Del Potro ma quello più illustre senza dubbio è Rafael Nadal che dopo il guaio esploso con fragore allo scorso Roland Garros, del quale ancora non si è purtroppo ripreso del tutto, non ha più potuto nascondere gli errori commessi in questi anni in fase di programmazione. La sua continua presenza in un calendario così fitto, al quale lui non si è mai peraltro sottratto sopratutto nell’amata terra rossa europea, piano piano l’ha portato ad un logorio muscolare troppo pesante per poter sperare di uscirne indenne.  D’altra parte c’è un perchè se Roger Federer ormai da tempo ha deciso di giocare solo i tornei più importanti aggiungendo nella sua personale scaletta annuale soltanto il torneo di casa, qualche esibizione e al più un paio di match di Davis  e così la pensano più o meno tutti i top player, preoccupati, a sentir loro, più di non infortunarsi che di scendere in campo per giocare e magari divertirsi e divertire i presenti.

Io credo che se ci fosse una distribuzione degli eventi più moderna e al passo coi tempi e con i ritmi frenetici del tennis di oggi, tutto il movimento tennisico mondiale ne trarrebbe grandi vantaggi. Di fatto il tennis negli ultimi anni si è evoluto talmente tanto in una certa direzione che ad oggi è diventato uno sport dove la potenza fisica è irrimediabilmente una componente fondamentale se non discriminante per la riuscita di una buona carriera di livello. A questa progressiva crescita dell’esplosione fisica non ha però fatto seguito, a livello dirigenziale-organizzativo, un’adeguata decrescita degli eventi dove giocare, sicchè i giocatori oggi sembrano non riuscire più a recuperare le giuste forze e, chiamati a giocare tornei su tornei, sono costretti a chiedere al proprio fisico di più del dovuto e questo spesso provoca loro infortuni anche gravi, come quello appunto occorso a Rafael Nadal.

Da par mio non dico che sarebbe una buona idea quella di cancellare, di eliminare o declassare gli attuali tornei presenti in calendario per poterlo così ridurre. Sarebbe invece da pensare le varie fasi della stagione tennistica come a dei contenitori di tanti singoli eventi. Ogni contenitore ha uno svolgimento massimo che si aggira entro e non oltre i tre mesi di tempo e tra la fine di un contenitore e l’altro si gioca la Coppa Davis. I tornei all’interno del contenitore condividono con gli altri la stessa superficie e lo stesso continente. Questi ipotetici due mesi iniziano con i tornei minori, si protraggono in una progressiva escalation con gli ATP 500 e i Master 1000 e infine  si concludono con il major event che è la prova dello slam su quella superficie. Un qualcosa del genere è stato già pensato e anche organizzato in America durante l’estate con gli “US Open Series” che si giocano tutti tra gli USA e il Canada, tutti sul cemento e si concludono con il major event di Flushing Meadows a New York.

Sarebbe molto bello, secondo me, riorganizzare un calendario su quel modello, perchè con ogni probabilità significherebbe non solo terminare tutti i tornei in calendario entro la fine del mese di settembre ed entro ottobre di disputare il Master e la finale di Davis ma anche e sopratutto di evitare gli infortuni dei giocatori che poi sono coloro che garantiscono spettacolo e popolarità a questo fantastico sport. I tennisti infatti  sarebbero invitati a giocare per tre mesi su una sola superficie (erba a parte), in un solo continente e gestendo una programmmazione di al massimo quattro o cinque tornei. Certo una soluzione del genere significherebbe anche dover prevedere in ognuno dei 4 continenti (America, Europa, Africa, Asia) un proprio slam e quindi anche spostare uno dei due attuali major europei in Africa, che attualmente è l’unico continente senza uno slam, e magari onorare la gloria e la memoria dell’ex prova dello slam attraverso le finali della Master Cup e della Coppa Davis.

Tutto questo potrebbe sembrare effettivamente fanta-tennis. Riconoscendo a me stesso di non avere skill  organizzative e non avere il polso della situazione se non da appassionato, capisco che potrei sbagliare su tutta la linea ma la mia vuol essere un tentativo per quanto grezzo e  poco raffinata di proporre un’idea innovativa. In ogni modo, ogni estate, il modello “Us Open Series”  funziona e dimosta la sua efficenza e magari un giorno potrebbe finalmente essere rivisitato corretto e proposto a più ampio respiro a  tutto vantaggio del tennis, dei tennisti e dello spettacolo.  Io da appassionato di tennis, me lo auguro.

Gianluca Storani @Tennis Passion

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