Di lì a poco si appresterà a ricevere tutti gli onori che solo i major riescono a dare. Lo sà bene anche Roger Federer che di major ne ha vinti ben 15 ma che fino ad oggi non aveva mai perso in una finale dello slam da nessun altro giocatore che non rispondesse al nome di Rafael Nadal. Solo questo potrebbe bastare per comprendere la grandezza dell’impresa che ha compiuto il nuovo astro nascente del tennis mondiale, le possibili implicazioni future e i probabili scenari che si nascondono dietro a questa sua straordinaria affermazione.

L’ascesa
Ma facciamo un doveroso passo indietro perchè a dire il vero la stella di Juan Martin Del Potro aveva iniziato a brillare almeno un annetto fà . Correva l’anno 2008 e il mondo del tennis dopo l’epica finale di Wimbledon si era rituffato nell’infuocato cemento del tour estivo americano. Juan Martin Del Potro era reduce da una stagione abbastanza in ombra e un pò tutti avevano iniziato a dubitare delle sue capacità di diventare un campione. Le prospettive di mancare le promesse del suo talento, che un pò tutti gli riconoscevano, stavano prendendo sempre più consistenza. Prima di Wimbledon il nostro Gian Martino era riuscito, durante la prima parte di stagione, nella non esaltante impresa di perdere da tennisti non proprio di primo livello come Russell, Gicquel, El Aynaoui e dal nostro Simone Bolelli, suo grande amico. A Wimbledon, crocevia di tutta questa storia, perde al secondo turno dall’ex top10 svizzero Stanislas Wawrinka ma sopratutto dopo quella sconfitta qualcosa fa misteriosamente “click” dentro la sua testa e per quel che più conta, nel suo tennis. Dalla settimana successiva infatti per ben 4 tornei il giovane argentino non perde più. Vince in serie i tornei di Stoccarda (il suo primo ATP vinto in carriera) e Kitzbuhel sulla terra rossa europea, poi Los Angeles e Washington sul cemento americano, collezionando così un poker di vittorie incredibile per un tennista che poco prima sembrava arrancare. Ai successivi Us Open si arrende solo nei quarti di finale e solo ad Andy Murray fermando così la sua straordinaria cavalcata estiva a ben 23 partite vinte consecutivamente.
La conferma
Come ogni appassionato di tennis sà , la vera prova di maturità per un tennista che ambisce al vertice avviene sempre l’anno successivo a quello del suo exploit quando viene chiamato a difendere i punti della stagione precedente. Alcuni non riescono sopraffatti dall’arduo compito, altri riescono solo a pareggiare i punti e altri ancora, coloro che sono destinati a diventare dei veri big, non solo confermano i punti ma addirittura rilanciano vincendone altri. E’ questo il caso di Juan Martin Del Potro che dopo una prima parte di 2009 abbastanza buona (pronti-via vince Auckland e poi fà semi a Miami, Madrid e Roland Garros), sbarca in America e colleziona tre finali consecutive su tre tornei disputati, perdendone solo una (ancora da Andy Murray) ma vincendone ben due ai danni prima di Andy Roddick (finalista sfortunato di Wimbledon) a Washington e poi di sua maestà Roger Federer e niente meno che sul centrale di Flushing Meadows per l’edizione 2009 degli US Open.
Così questo giovane argentino di belle speranze in appena un anno esplode, si afferma, si conferma e reclama a ragione il suo spazio tra i top player del tennis mondiale. La vittoria agli Us Open è stata, finale a parte una cavalcata trionfale suggellata da una semifinale monster dove è letteralmente “passato sopra” al Rafael Nadal attuale, più magro, meno profondo e incisivo dei bei tempi pre infortunio ma pur sempre battuto con eloquente e periodico 6-2 6-2 6-2 che non lascia adito a dubbi. E proprio in quel frangente forse è accaduto qualcosa di significativo, come un preludio al successivo trionfo in finale: il teorico passaggio di consegne tra Rafa Nadal e Juan Martin Del Potro come rivale più accreditato di Roger Federer.
Il gioco
Il gioco dell’argentino è pura potenza esplosiva, i suoi colpi sparati a tutto braccio viaggiano piatti, radenti e veloci e quando rimbalzano schizzano via ancora più velocemente. Quando ha in mano l’inerzia del gioco sà tagliare il campo con grandissima rapidità d’esecuzione che spesso disarmano per la precisione chirurgica con la quale spizzica le righe o trova il set. L’efficacia del suo gioco e dei suoi schemi è ancora di più evidente nelle superfici di media velocità e non è un caso che proprio sul cemento americano abbia raccolto le sue soddisfazioni più grandi. La sua potenza e velocità d’esecuzione spesso gli permettono di rovesciare a sua favore l’inerzia di un punto e anche quando si trova in difesa dimostra, a dispetto della sua stazza, di sapersi muovere molto bene. Completa il suo straordinario repertorio un servizio-bomba che spesso gli permette di uscire da situazioni molto pericolose. Tutto quanto appena detto può esser compreso meglio guardando il seguente video allorchè Roger Federer nel quarto set era a soli due punti dalla vittoria.
Come detto, con questa straordinaria affermazione il giovane argentino conferma le sue ambizioni ed entra di diritto tra i protagonisti del tennis di oggi. Durante la finale, vinta in 5 set e in oltre 4 ore di gioco, ha dimostrato al mondo intero di avere il gioco ma sopratutto la forza mentale di saper reggere il palcoscenico di uno slam e di saper gestire tutta la pressione che ne deriva. Sopratutto quando di fronte hai niente meno che Roger Federer, imbattuto dai 5 edizioni consecutive e considerato da tutti come il più grande tennista di tutti i tempi. Sopratutto quando disputi la prima finale di uno slam della tua carriera. Sopratutto quando ti ritrovi per ben due volte a rincorrere il tuo avversario indietro di un set e a dover raddrizzare l’incontro sempre sul filo del rasoio al successivo tie break. Sopratutto quando alzi al cielo il trofeo e scrivi il tuo nome nell’albo d’oro di uno slam che dal 2005 non avevano altri proprietari all’infuori della premiata ditta Federer-Nadal. Dopo i molti dubbi sui nuovi nomi del tennis mondiale quali Novak Djokovic e Andy Murray, bravi ma mentalmente ancora non maturi per il grande salto nelle prove dello slam, finalmente gli appassionati hanno trovato un nome nuovo capace di vincere e di convincere anche laddove si scrive la storia di questo sport. Juan Martin Del Potro dopo gli US Open è salito alla posizione n.5 del ranking mondiale ma virtualmente un pò tutti già lo vedono al n.2 dietro al re svizzero col quale, c’è da scommetterci, disputerà altri match vibranti e divertenti come l’ultimo andato in scena a New York.
Gianluca Storani