Il potere evocativo e narrativo della fotografia

Sin da bambino sono sempre stato affascinato dal potere evocativo della fotografia. Sfogliando giornali o riviste spesso restavo affascinato alla vista di luoghi e soggetti che ritenevo magici come Piazza San Marco, il ponte di Brooklyn, la cometa di Halley o la Terra vista dallo spazio. Fotografie che spesso sono entrate nell’immaginario dell’umanità e che oggi senza dubbio fanno parte del nostro patrimonio culturale collettivo. Col passare degli anni, le fotografie così come le tecnologie sono migliorate e nuove generazioni di fotografi hanno avuto l’occasione di raccontare il mondo dai più svariati punti di vista. Steve McCurry oggi è considerato il più grande fotografo contemporaneo, per i suoi incredibili ritratti certo, ma soprattutto, a mio modo di vedere, per come è riuscito a raccontarlo, questo nostro meraviglioso mondo.

Una memoria per le future generazioni

Viviamo senza dubbio in un’epoca di forti cambiamenti, sociali, culturali e non da meno anche paesaggistici. I paesaggi di ieri sono profondamente diversi di quelli di oggi e domani forse potremmo non riconoscerli più. Ogni volta che esco a fare fotografie, penso sempre che potrei inquadrare un luogo, un momento, un dettaglio, una scena di vita o uno scorcio di un paesaggio che potrebbe cambiare o scomparire per come l’ho visto o l’abbiamo conosciuto. La mia ricerca fotografica è quindi volta a lasciare una traccia di ciò che esiste in un determinato momento, catturando l’essenza della bellezza del territorio che ho l’onore di chiamare casa, le Marche, e del tempo che inesorabilmente lo trasmuta. Cerco con le mie fotografie di raccontare il mondo che osservo attorno a me fermando il momento, nella speranza di evocare in chi osserva quelle stesse emozioni che provavo da bambino nell’osservarle. Ed è proprio questo pensiero che muove la mia passione fotografica e anima tutto ciò che faccio. Da qui infatti nasce il mio tag-line “Storie, immagini, emozioni” che solitamente urtilizzo per riassumenere in tre semplici parole la vocazione della mia attività.

Promuovere e valorizzare il territorio

Credo nella mia terra, nel mio territorio, nella mia città, nella mia regione. Perché qui, ovunque volga lo sguardo, la bellezza è ovunque e spesso è la meraviglia a lasciarsi trovare. Perchè qui, sin dai tempi dei Piceni, la Storia è passata con tutte le sue preziose e spesso incredibili testimonianze che abbiamo l’onore di aver ereditato. Nelle Marche si può facilmente passare dal blu intenso del Mare Adriatico ai suggestivi colori azzurri dei Monti Sibillini, che tanto ispirarono il celebre poeta Giacomo Leopardi. Da allora le Marche sono una terra infinita per definizione. Nelle Marche ogni città e ogni borgo, quasi sempre inerpicato sopra un colle, offre una panoramica mare-monti con un paesaggio unico sulle splendide e verdeggianti campagne collinari circostanti e poi ancora chiese, monumenti, vicoli, piazze, palazzi, scorci e scenari caratteristrici di un’Italia realmente autentica che merita di essere vista, vissuta e raccontata.

La fotografia è un’arte

Promuovere e valorizzare il territorio maceratese e marchigiano è la mia mission che cerco di raggiungere attraverso l’utlizzo dello strumento fotografico, anche se con una filosofia piuttosto personale. Al freddo e tecnico scatto, asettico e strumentale, preferisco un approccio artistico più schietto e diretto, spontaneo e per questo più vero, più emozionale. L’obiettivo di una mia fotografia non è solo, o solamente, quello di produrre una rappresentazione tecnicamente impeccabile della realtà ma piuttosto di produrre arte fotografica, e spesso l’ispirazione o l’occasione giusta per uno scatto creativo può sopraggiungere anche senza preavviso mentre sto camminando o pensando a tutt’altro. Così con gli anni ho imparato a cogliere “al volo” il momento, con tempi di reazione sempre più rapidi e in ogni circostanza. Il mondo può sorpendere, cambiare, trasmutare velocemente. Carpe diem.

Dalla parte della Natura

Fare fotografia per il territorio significa non solo restituire qualcosa di ciò che si è ricevuto, ma anche essere responsabili di ciò che si fa, per questo la mia fotografia è sostenibile. Ciò significa ricercare tutto il bello che il mondo può offrire senza impattare sull’ambiente, evitando spostamenti lunghi e non necessari con mezzi inquinanti, girando a piedi o in bicicletta, mantenendo funzionante la propria attrezzatura fotografica per tutto il corso della sua vita senza produrre RAEE in eccesso. Significa fare scelte etiche come piantare alberi per bilanciare il proprio impatto ecologico e condurre uno stile di vita eco-friendly. Significa immergersi nella Natura con rispetto e solo per il tempo necessario, cogliendo l’essenza di un viaggio o di un momento e ringraziandola di tutto ciò che in quel frangente mi ha donato. Con questi principi in mente, dal 26 febbraio 2021 sono entrato a far parte di Nature First Photography, l’alleanza globale dei fotografi naturalisti.


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